sabato 31 agosto 2013

L'angoscia dell'incertezza

Arrivó come un fulmine a ciel sereno la notizia che Raffaella Carrá non aveva mai inciso nè tanto meno cantato in pubblico la canzone "Maracaibo", che essa invece era stata scritta e interpretata dalla carneade "Lu Colombo", e che l'irascibile Miguel in origine si chiamava Fidel (indovinate quale)... Se una certezza così consolidata può cadere in maniera tanto improvvisa niente di quello che esiste si può considerare eterno... Abriamo si trovó definitivamente d'accordo con Karl Popper...una teoria è valida finché non viene falsificata...l'incertezza governava il mondo.

Amor ch' a nullo amato amar perdona/ non ditelo ai peperoni.

A Viola, da vera intenditrice paranoica malinco-romantica, l'atmosfera notturna era sempre piaciuta. Soprattutto d'estate. Le stelle, la brezza leggera, il canto delle cicale, la vecchia sdraio verde in giardino-testimone dei suoi svariati cambi di umore- , il silenzio del quartiere, scrivere messaggi pieni di pathos che puntualmente la mattina dopo suonavano sempre così ridicoli, leggere fino a prendere sonno, guidare per strade deserte in compagnia di buona musica, lasciarsi cullare dal silenzio e trovare riposo dalle fatiche del giorno.
Ma se è vero che amava tutto questo, c'era l'effetto collaterale che Viola detestava: l'insonnia. 
Insonnia voleva dire passare sette ore fissando un punto impreciso del soffitto.
Insonnia voleva dire astrusi giri di pensieri che non portavano da nessuna parte.
Insonnia voleva dire emicrania al mattino.
Insonnia voleva dire alzarsi l'indomani con la furia omicida verso il/la primo/a mal capitato/a che aveva avuto la sfortuna di incrociarla sulle scale.
Quella mattina tutto questo si era concretizzato.
“Buongiorno amore!” aveva esordito sua madre Tina sfoggiando uno dei migliori sorrisi da manuale del buon umore.
Viola si era limitata ad uno sguardo assassino e ad un grugnito. “Ho bisogno di un caffè. E di un digestivo.” Tina l'aveva guardata con aria interrogativa: due occhiaie profonde solcavano il viso di Viola. Poi, si era aperto sul suo volto un sorriso di scherno e un'illuminazione: “I peperoni!”.
“Esattamente. Quei maledetti bastardi.”

I peperoni avevano intrapreso da anni una guerra contro Viola. Era sicura che tutto quello fosse frutto di un complotto organizzato dalla Regina Verdura. Nelle sue fantasie di bambina, Viola immaginava la Regina Verdura come un enorme cavolfiore con uno scettro di carciofo e un mantello di peperone. “Tu, piccola insolente, mangerai peperoni con dolore!”
Il motivo di questa faida tra specie nasceva dall'odio profondo di Viola per qualsiasi verdura verde. Sì, verd-ura verde. Perchè quella colorata in realtà le piaceva. Forse era un problema di accozzamento di colori. Il verde col Viola non c'entrava un bel niente. E poi erano entrambi colori con la V [vù] : c'era di mezzo decisamente troppa competizione.
Così il suo cuore aveva trovato consolazione nella ross-ura e nella giall-ura . Ed in modo particolare nei peperoni. Viola li amava. Riusciva ad accettare anche il fatto che qualcuno di loro fosse schifosamente verde. Li amava incondizionatamente. Ma c'era un problema: loro non l'amavano affatto. Anzi, agivano contro di lei incitati dalla Regina Verdura. E non c'era proprio niente da fare. Viola intavolava corteggiamenti espliciti, li vestiva di aceto balsamico e olive (roba che qualsiasi carciofo, al loro posto, avrebbe invidiato), li lodava e li coccolava con amore. Ma essi mostravano affabilità e gentilezza per poi torturarla senza alcuna pietà nelle ore successive. Organizzavano rave-party nello stomaco di Viola, ballando e fumando fino a tarda notte.
Quest'ultimo era stato un litigio furioso. “Vi prego, basta!” li aveva scongiurati Viola alle 4.32 del mattino. “Spegnete quella maledetta musica!” gridavano le interiora, disturbate da quel frastuono. Ma i peperoni non ne volevano sapere di smettere. Intorno alle 6 erano intervenuti i succhi gastrici che non sopportavano più tutto quel casino. “La festa è finita” - e li avevano acquietati.
Alle 9.04 qualche peperone sopravvissuto era tornato a passeggiare tra i resti del rave-party.
“Vi ucciderò col bicarbonato senza nessuna pietà”- aveva pensato Viola afferrando e svuotando con rabbia il bicchiere che le aveva passato Tina. “Com'è possibile amare così tanto e ricevere in cambio così tanto odio?” aveva sentenziato con delusione.

Maledetti peperoni.

venerdì 30 agosto 2013

Cronaca di una proposta

Mongoose è sempre stato un tipo aperto alle novità, che ha sempre accolto con entusiasmo. Ma anche con diffidenza. Le novità non lo spaventano, anzi! Lo stimolano ad andare avanti. Lo stimolano a crescere, a maturare. A vivere.

Dicevo, per tornare al discorso iniziale, che Mongoose ha sempre accolto le novità con entusiasmo, ed alla proposta di scrivere in un blog non ha potuto fare altro che accettare senza pensarci nemmeno mezza volta. Scrivere gli è sempre piaciuto e gli è sempre riuscito discretamente bene, contrariamente da quello che pensavano le sue insegnanti di Italiano del liceo (due capre ignoranti). Anni fa aveva anche provato a scrivere un romanzo fantasy. Idea messa da parte, momentaneamente, ma non del tutto abbandonata.
Mongoose è un tipo abbastanza silenzioso, taciturno, che apre bocca in pochissime occasioni e solo se strettamente necessario. Timidezza? Anche. Sarebbe capace di starsene zitto in silenzio per ore senza che la cosa lo scomponga minimamente. A sopperire a questa mancanza di loquacità, però, c'è la capacità di sapere ascoltare.
Sostanzialmente è un tipo silenzioso, però...dategli un pezzo di carta e una penna, oppure un pc con una tastiera che le cose cambiano radicalmente. Da taciturno e timido diventa più loquace e "sfacciato", dispensando parole, consigli e battute a destra e a manca. Un po' quasi come un fiume uscito fuori dai suoi argini che non sa dove inondare prima. Ma parliamo di cose più serie. Come è arrivato Mongoose a scrivere su un blog?

Era una sera di qualche giorno fa che il suo cellulare si mise a squillare. Al telefono era Saraa. <<Avranno dimenticato qualcosa qui..>> pensò Mongoose. In effetti qualcosa l'avevano dimenticata. <<Mongoose, ci siamo dimenticati di dirti che vogliamo aprire un blog e scriverci tutti insieme..vuoi partecipare anche tu?>>. Seguirono una serie di parole di cui Mongoose non capì il senso all'inizio, ma una volta afferrato il concetto la sua risposta fu rapida e sicura. <<Sì..ci sto!>>. Anche se ancora non aveva ben capito cosa doveva fare esattamente. Poggiò il cellulare sulla scrivania e sorrise tra sè. Finalmente aveva la possibilità di raccontarsi al mondo. Finalmente aveva trovato un modo per sentirsi meno "prigioniero" della Villa in cui viveva da qualche anno. Finalmente aveva trovato un modo per stare più vicino ai suoi amici. Finalmente! Passarono pochi istanti prima che il suo cervello andasse in tilt a causa delle troppe domande che si stava già ponendo. <<Cosa scrivere? Questo potrebbe andare bene? Forse è poco serio. Forse è una cavolata>>. Sono solo alcune delle cose che gli passarono per la testa. Poi andò a letto. Per quella giornata aveva già faticato abbastanza.

La giornata seguente passò in trepidante attesa di conoscere il nuovo blog, il filo rosso che avrebbe reso ancora più forte il legame tra sei persone diverse,  di vederlo con i suoi occhi, di poterci scrivere sopra, un posto dove poter lasciare una parte di sè. Un po' come un Horcrux, harrypotterianamente parlando.
La sera il suo cellulare squillò di nuovo. Questa volta era Therese, ma dal numero di Abriano. Bastarono pochi minuti perchè Mongoose, sotto la guida di Therese, potesse entrare a far parte del blog a tutti gli effetti. Sorrise nuovamente tra sè e, nuovamente, le stesse domande della sera precedente tornarono ad affollare il suo cervello. La partita era appena cominciata. Non restava che giocarla fino in fondo adesso. Non importa se bene o male, ma l'importante era giocarla. Era dentro e non poteva tirarsi indietro.
<<Se vuoi puoi essere il primo a scrivere>> scrisse Saraa tramite un sms, anche se le parole esatte furono: <<Se lo vuoi sbagnare..>>. Ma il senso è quello. <<Non sono ispirato!>> si limitò a rispondere Mongoose.

Passò un altro giorno. Qualcuno aveva già scritto qualcosa, mentre Mongoose ancora restava in silenzio, disteso a letto, a riflettere. Fu la mattina seguente che qualcosa cominciò a smuoversi. Forse ispirato dall'odore di frittura che saliva dal piano di sotto, o forse dalla pioggia che aveva contribuito a creare l'atmosfera giusta. Ma fu Sonia a dare l'input finale. <<Non hai ancora scritto nulla? Lo abbiamo già fatto tutti!>>. E così Mongoose si mise al pc e cominciò a scrivere, cancellare, riscrivere, correggere, aggiustare, ricancellare, aggiungere. Una parola dietro l'altra. Fino a quando bastarono due tasti ed un click del mouse (connessione tramite cellulare permettendo) per lasciare la sua impronta.

Saraa contro i mulini a vento

Saraa sa perfettamente di essere una testona che più testona non si può! 
Ieri ad esempio era fuori per la solita passeggiatina serale insieme al suo solito gruppo di amici e parlando con Therese ha scoperto un nuovo modo di vedere le cose... beh Saraa è proprio una testa dura...

Lettino Montessori???!!! E che è??? Un materasso buttato a terra???
Dopo una luuuungaaaaa e animata discussione Saraa inizia a pensare che Therese è pazza :-) 
Allora anche se è tardi arrivata a casa ,e nel cuore della notte, Saraa invece di dormire si mette al pc... cerca cerca e ricerca. 
"Beh non è proprio male sta storia del lettino montessori!" anzi è proprio un'idea geniale... 
A Saraa piace tutto quello che si può ideare, cambiare e personalizzare... sembra proprio una cosa che fa per lei... 
Allora stamattina Saraa si è svegliata e si è chiesta perché ha reagito così male ieri sera... beh è semplice Saraa a volte è come Don Chisciotte che combatteva come i mulini a vento! Una partita persa in partenza con se stessa.
Grazie testona di una Therese ♡♥♡

giovedì 29 agosto 2013

Uomo vs Natura. Cap.1 - Incontri ravvicinati del terzo tipo

Un bel giorno d'estate il piccolo Timmy uscì con suo fratello Jimmy per giocare ai giovani esploratori...una volta fuori dalla sua casetta buia la prima missione fu quella di salire le scale fino al soffitto...l'impresa si dimostró subito ardua per due giovani con gli arti ancora troppo corti per fare certi sforzi.dopo aver scalato la prima rampa Jimmy si voltó soddisfatto verso Timmy, tre scalini piu in basso, ma quello che vide fu la faccia terrorizzata del fratello e subito dopo più niente. ..un enorme zampa lo schiacció senza dargli il tempo dell'ultimo sospiro. Jimmy vide due esseri giganteschi. Uno dei due con una voce terrificante ordinava all'altro qualcosa di incomprensibile e l'altro, nonostante fosse più grande,  obbediva senza indugio...Timmy riuscì a fuggire dopo una corsa a perdi fiato e si rifugió nella sua casa buia...raccontó tutto al suo vecchio nonno che con la sua voce gentile da scarafaggio gli spiegó:sono gli uomini Timmy, una specie infestate.

Baiafelice

Il sole si immergeva lentamente nel mare blu mentre colorava l’orizzonte di rosso. Il tramonto regalava ogni giorno uno spettacolo diverso dal belvedere di Baiafelice, i più anziani si appostavano nelle panchine pensando quante altre volte avrebbero potuto godere di quello spettacolo, le coppiette approfittavano dell’atmosfera romantica per coccolarsi. La maggior parte degli abitanti di Baiafelice passava frettolosamente dal belvedere pensando alle mille faccende da svolgere. Giulio invece quel giorno non voleva correre, era accaldato come tutti, ma lo scirocco Siciliano non lo infastidiva. Era immerso nei suoi pensieri, si sentiva in trappola. Amava il suo paese ma non vi vedeva il suo futuro. Definiva la sua casa come una gabbia d’oro e il suo paese gli sembrava il paese dei balocchi. Rientrando a casa, percorrendo la piazza centrale vide i preparativi per un altro grande evento, chissà quale cantante si sarebbe esibito. Svoltò l’angolo e mentre percorreva la via di casa sua fu invaso dall’odore di frittura proveniente dalla nuova focacce ria, gli venne un po’ di fame e ne fu felice. Salendo le scale udiva la madre e la sorella indaffarate nel preparare la cena, ma l’attenzione di Giulio venne catturata dalla sua immagine riflessa nello specchio. Stava invecchiando senza crescere. Aveva perso gran parte dei capelli  nella sommità del capo, e delle enormi occhiaie contornavano i suoi grandi occhi castani. Nel complesso in viso non era male con lineamenti marcati, labbra carnose e barbetta incolta per compensare la calvizie.
<<Devi darti una mossa o morirai all’università>> disse alla sua immagine riflessa. Ormai la laurea era diventato il suo chiodo fisso, non pensava ad altro che agli esami rimanenti prima del grande traguardo. L’università gli faceva paura sin dal primo giorno, in cui da bambino aveva udito che esisteva una scuola per grandi chiamata università. Quel giorno aveva provato un grande vuoto nello stomaco, e lo provava ancora oggi ogni qualvolta pensava a ciò che doveva studiare.
Voleva finire presto i suoi studi così da poter essere indipendente, così poteva crescere e invecchiare allo stesso tempo.

Decise che il suo destino non sarebbe cambiato quella sera, per cui dopo una bella doccia rinfrescante, indossò un paio di jeans e una polo azzurra, si spruzzò il suo profumo preferito e si diresse dalla sua bella Sonia. L’unica donna al mondo che aveva un effetto calmante su di lui. 

Oltre il muro

Tante volte Saraa si ritrova sola davanti a quel muro bianco... a fissarlo e rimirarlo. Non è l'unico attorno a lei, ce ne sono almeno altri 4... quasi una piccola scatola bianca senza neanche una finestra.
Spesso quei muri stretti e vuoti la rendono triste. Si sente come in prigione... senza vie d'uscita!
Finché tutto il suo rimuginare non viene interrotto da qualcosa... oltre quel muro bianco e sterile Saraa sente un altro mondo... fatto di urla, voci, pianti e canzoni.
E allora quel triste muro, troppo vuoto, diventa un grande tela su cui dipingere e intrecciare mille racconti.

Chissà perché quel bimbo piange?
Chissà di chi è questa voce meravigliosa?
Sarà una mamma che cerca di calmare il suo bambino oppure sarà una giovane piccola donna che vuole coprire i suoi singhiozzi con questa melodia?

Adesso nella stanza Saraa non è più sola, ha intorno tante storie che rendono quel muro bianco un meraviglioso intreccio di vite e di colpo le sue giornate sono un po più leggere e colorate!
Così anche dentro la sua piccola scatola bianca, in apparenza così lontana dal mondo, Saraa sa che ogni giorno è diverso... che non saprà mai quale storia l'aspetta domani OLTRE QUEL MURO.

Dedicato a noi

Era un pomeriggio come tutti gli altri quando Giulio disse della sua idea di scrivere su ciò che sarebbe accaduto nei giorni a seguire, nell'autunno che era alle porte, nell'inverno che sarebbe venuto, negli anni successivi, forse nella vita.

Tutti presero con entusiasmo questa proposta, a dire il vero era una reazione molto frequente alle proposte di Giulio: maschio alfa? Leader del gruppo? Forse; o forse no perché se mai  vi capiterà di chiedergli cosa pensa di essere, vi risponderà che è uno qualunque, senza arte ne parte. Ovvio che non è così, a volte sembra che sia l'unico a non saperlo. Ma non è importante.


Dicevo la proposta, sei persone son difficili da accordare, sui colori, sulle parole, sugli spazi. 
"Non siamo diversi dagli altri, non siamo affiatati più degli altri. Non ci amiamo più degli altri. Il legante tra le persone non è l'amore. Smettela di credere che il legante sia l'amore. È la stima. L'amore viene dopo" pensava Therese.


Si legge negli occhi di Sonia - forse meglio che negli altri occhi, perché i suoi sono un po' trasparenti - la stima che prova nei confronti di Abriano. Così per dirne una. 
Sicuramente ci sono anche i cali, le depressioni, basta non scendere sotto il punto di non ritorno.


Le giornate comunque passavano lente al paesello. E la proposta ha dato una ventata di novità.
Saraa avrebbe agito in notturna, lo confidò una sera. Effettivamente è una persona che non si lascia addormentare dal buio, a volte perché le piace stare sveglia, a volte perché qualcosa la tiene sveglia contro la sua volontà. Era molto propositiva e disponibile a dare una mano. Per la fortuna di tutti. Per non parlare del suo talento nel ricordare le strade.


Therese, a lei mancava solo una cosa, ora la cercava, ora no. Ma le mancava.

Mongoose invece era in città, anche lui accolse la proposta, in fondo era un modo per stare più vicini quando non lo si era.

Questo è dedicato a noi.

La musica è emozione

Un pò di me:
chi ha detto che l'olfatto è il senso che stimola nel modo più efficace i ricordi?si ok, è probabile.. può essere, anzi quasi certamente....CERTAMENTE è cosi. Le motivazioni potrebbero essere scientifiche. Qualcuno potrebbe sostenere che gli stimoli olfattivi  giungono all'ipotalamo senza passare... bla bla bla. E allora perchè è da circa 3 giorni che risuona nella mia mente una stupenda canzone che mi evoca delle sensazioni bellissime? mi rimanda ai profumi, alla gioia che provavo. Un potere così enorme nella consequenzialità di poche note ripetute. Che cosa straordinaria è la musica. Suscita emozioni violente in grado di far piangere, ridere, commuovere e anche infastidire. Gli effetti provocati in noi dalla musica sono dei veri e propri miracoli. Recentemente infatti è stata bandita nelle maratone perchè i suoi effetti ambigui sul cervello umano sono assimilabili a quelli della droga!No!Non potrei vivere senza musica..pertanto Si!La mia dipendenza dalla musica è cosa reale. Eppure immaginiamo il mondo senza musica. E' come guardare un film in modalità "MUTO": On. In questo modo potrei guardare un Film horror senza minimamente cercare di nascondere la paura che lo stesso suscita in me. Viceversa sarei passiva di continue torture cerebrali, imparerei ad imitare perfettamente uno struzzo poco temerario ed infine non guarderei alcun film. 
 La musica suscita emozioni. Rende un pò più umani gli umani.
 La musica è emozione.