sabato 31 agosto 2013

Amor ch' a nullo amato amar perdona/ non ditelo ai peperoni.

A Viola, da vera intenditrice paranoica malinco-romantica, l'atmosfera notturna era sempre piaciuta. Soprattutto d'estate. Le stelle, la brezza leggera, il canto delle cicale, la vecchia sdraio verde in giardino-testimone dei suoi svariati cambi di umore- , il silenzio del quartiere, scrivere messaggi pieni di pathos che puntualmente la mattina dopo suonavano sempre così ridicoli, leggere fino a prendere sonno, guidare per strade deserte in compagnia di buona musica, lasciarsi cullare dal silenzio e trovare riposo dalle fatiche del giorno.
Ma se è vero che amava tutto questo, c'era l'effetto collaterale che Viola detestava: l'insonnia. 
Insonnia voleva dire passare sette ore fissando un punto impreciso del soffitto.
Insonnia voleva dire astrusi giri di pensieri che non portavano da nessuna parte.
Insonnia voleva dire emicrania al mattino.
Insonnia voleva dire alzarsi l'indomani con la furia omicida verso il/la primo/a mal capitato/a che aveva avuto la sfortuna di incrociarla sulle scale.
Quella mattina tutto questo si era concretizzato.
“Buongiorno amore!” aveva esordito sua madre Tina sfoggiando uno dei migliori sorrisi da manuale del buon umore.
Viola si era limitata ad uno sguardo assassino e ad un grugnito. “Ho bisogno di un caffè. E di un digestivo.” Tina l'aveva guardata con aria interrogativa: due occhiaie profonde solcavano il viso di Viola. Poi, si era aperto sul suo volto un sorriso di scherno e un'illuminazione: “I peperoni!”.
“Esattamente. Quei maledetti bastardi.”

I peperoni avevano intrapreso da anni una guerra contro Viola. Era sicura che tutto quello fosse frutto di un complotto organizzato dalla Regina Verdura. Nelle sue fantasie di bambina, Viola immaginava la Regina Verdura come un enorme cavolfiore con uno scettro di carciofo e un mantello di peperone. “Tu, piccola insolente, mangerai peperoni con dolore!”
Il motivo di questa faida tra specie nasceva dall'odio profondo di Viola per qualsiasi verdura verde. Sì, verd-ura verde. Perchè quella colorata in realtà le piaceva. Forse era un problema di accozzamento di colori. Il verde col Viola non c'entrava un bel niente. E poi erano entrambi colori con la V [vù] : c'era di mezzo decisamente troppa competizione.
Così il suo cuore aveva trovato consolazione nella ross-ura e nella giall-ura . Ed in modo particolare nei peperoni. Viola li amava. Riusciva ad accettare anche il fatto che qualcuno di loro fosse schifosamente verde. Li amava incondizionatamente. Ma c'era un problema: loro non l'amavano affatto. Anzi, agivano contro di lei incitati dalla Regina Verdura. E non c'era proprio niente da fare. Viola intavolava corteggiamenti espliciti, li vestiva di aceto balsamico e olive (roba che qualsiasi carciofo, al loro posto, avrebbe invidiato), li lodava e li coccolava con amore. Ma essi mostravano affabilità e gentilezza per poi torturarla senza alcuna pietà nelle ore successive. Organizzavano rave-party nello stomaco di Viola, ballando e fumando fino a tarda notte.
Quest'ultimo era stato un litigio furioso. “Vi prego, basta!” li aveva scongiurati Viola alle 4.32 del mattino. “Spegnete quella maledetta musica!” gridavano le interiora, disturbate da quel frastuono. Ma i peperoni non ne volevano sapere di smettere. Intorno alle 6 erano intervenuti i succhi gastrici che non sopportavano più tutto quel casino. “La festa è finita” - e li avevano acquietati.
Alle 9.04 qualche peperone sopravvissuto era tornato a passeggiare tra i resti del rave-party.
“Vi ucciderò col bicarbonato senza nessuna pietà”- aveva pensato Viola afferrando e svuotando con rabbia il bicchiere che le aveva passato Tina. “Com'è possibile amare così tanto e ricevere in cambio così tanto odio?” aveva sentenziato con delusione.

Maledetti peperoni.

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