A Viola, da vera intenditrice paranoica
malinco-romantica, l'atmosfera notturna era sempre piaciuta.
Soprattutto d'estate. Le stelle, la brezza leggera, il canto delle
cicale, la vecchia sdraio verde in giardino-testimone dei suoi
svariati cambi di umore- , il silenzio del quartiere, scrivere
messaggi pieni di pathos che puntualmente la mattina dopo suonavano
sempre così ridicoli, leggere fino a prendere sonno, guidare per
strade deserte in compagnia di buona musica, lasciarsi cullare dal
silenzio e trovare riposo dalle fatiche del giorno.
Ma se è vero che amava tutto questo,
c'era l'effetto collaterale che Viola detestava: l'insonnia.
Insonnia
voleva dire passare sette ore fissando un punto impreciso del
soffitto.
Insonnia voleva dire astrusi giri di
pensieri che non portavano da nessuna parte.
Insonnia voleva dire emicrania al
mattino.
Insonnia voleva dire alzarsi l'indomani
con la furia omicida verso il/la primo/a mal capitato/a che aveva
avuto la sfortuna di incrociarla sulle scale.
Quella mattina tutto questo si era concretizzato.
Quella mattina tutto questo si era concretizzato.
“Buongiorno amore!” aveva esordito
sua madre Tina sfoggiando uno dei migliori sorrisi da manuale del
buon umore.
Viola si era limitata ad uno sguardo
assassino e ad un grugnito. “Ho bisogno di un caffè. E di un
digestivo.” Tina l'aveva guardata con aria interrogativa: due
occhiaie profonde solcavano il viso di Viola. Poi, si era aperto sul
suo volto un sorriso di scherno e un'illuminazione: “I peperoni!”.
“Esattamente. Quei maledetti
bastardi.”
I peperoni avevano intrapreso da anni
una guerra contro Viola. Era sicura che tutto quello fosse frutto di
un complotto organizzato dalla Regina Verdura. Nelle sue fantasie di
bambina, Viola immaginava la Regina Verdura come un enorme cavolfiore
con uno scettro di carciofo e un mantello di peperone. “Tu,
piccola insolente, mangerai peperoni con dolore!”
Il motivo di questa faida tra specie
nasceva dall'odio profondo di Viola per qualsiasi verdura verde. Sì,
verd-ura verde. Perchè quella colorata in realtà le piaceva. Forse
era un problema di accozzamento di colori. Il verde col Viola non
c'entrava un bel niente. E poi erano entrambi colori con la V [vù] :
c'era di mezzo decisamente troppa competizione.
Così il suo cuore aveva trovato
consolazione nella ross-ura e nella giall-ura . Ed in modo
particolare nei peperoni. Viola li amava. Riusciva ad accettare anche
il fatto che qualcuno di loro fosse schifosamente verde. Li amava
incondizionatamente. Ma c'era un problema: loro non l'amavano
affatto. Anzi, agivano contro di lei incitati dalla Regina Verdura. E
non c'era proprio niente da fare. Viola intavolava corteggiamenti
espliciti, li vestiva di aceto balsamico e olive (roba che qualsiasi
carciofo, al loro posto, avrebbe invidiato), li lodava e li coccolava con amore. Ma
essi mostravano affabilità e gentilezza per poi torturarla senza
alcuna pietà nelle ore successive. Organizzavano rave-party nello
stomaco di Viola, ballando e fumando fino a tarda notte.
Quest'ultimo era stato un litigio
furioso. “Vi prego, basta!” li aveva scongiurati Viola alle 4.32
del mattino. “Spegnete quella maledetta musica!” gridavano le
interiora, disturbate da quel frastuono. Ma i peperoni non ne
volevano sapere di smettere. Intorno alle 6 erano intervenuti i
succhi gastrici che non sopportavano più tutto quel casino. “La
festa è finita” - e li avevano acquietati.
Alle 9.04 qualche peperone
sopravvissuto era tornato a passeggiare tra i resti del rave-party.
“Vi ucciderò col bicarbonato senza
nessuna pietà”- aveva pensato Viola afferrando e svuotando con
rabbia il bicchiere che le aveva passato Tina. “Com'è possibile
amare così tanto e ricevere in cambio così tanto odio?” aveva
sentenziato con delusione.
Maledetti peperoni.
Nessun commento:
Posta un commento