Il malditesta avanzava. Il puntatore
lì a lampeggiare ma le pagine non si arricchivano: bianche come la luna
fissavano il triste viso di sonia. Mille cose per la testa, zero nei fatti. A consolarla
erano altri interessi. Passeggiate, incontri, chiacchierate, scoperte. Peccato
che il tutto avveniva in rete! Seduta in una immaginaria poltrona da teatro
osservava compiacente l’intrattenimento virtuale. Mancavano solo gli applausi, il pagamento del
biglietto, la condivisione con gli amici, la presa d’aria fresca, lo
spostamento in auto, l’aperitivo, i commenti finali, il rinfresco, la ricerca
del parcheggio, gli insulti dei parcheggiatori, le avances degli addetti, il
fumo di sigaretta, la noia, il pensare “ma quando finisce?”, lo stress del
mattino seguente, gli incontri spiacevoli, la ricerca dell’acqua ed infine la
richiesta del bis. Per il resto era
come stare a teatro! “Una piccola pausa e mi rimetto a lavoro” pensava Sonia. E
intanto il tempo egoista trascorreva. Il tempo passato è passato e la noia
sempre più vorace diventava. Uno strano giorno soddisfatta del lavoro Sonia
decise di pensare un po’ per sé. “Che bello posso navigare senza pensieri
finalmente” era il suo pensiero muto! La dinamicità dell’orologio fece scorrere
i minuti. E proprio quando il cinque si trasformò in sei, Sonia sussultò. In fretta
si diresse in bagno, rispose al telefono, si lavò i denti e scappò di casa bofonchiando
qualcosa ai suoi. Erano le 21.36 minuti e Sonia era in ritardo per la riunione.
Prima di rispondere al telefono si chiese cosa doveva rispondere. Dopo gli insostenibili
insulti di Therese per i precedenti ritardi, angosciante era l’idea di un
rimprovero al telefono. Dubitò ma alla fine decise. Rispose al telefono facendo
credere allo sfortunato interlocutore di stare dormendo a causa di un
malditesta insopportabile che non la lasciava in pace. E meno male che il mal
di testa l’aveva davvero, altrimenti sarebbe stato difficile nascondere, una
volta giunta all’appuntamento, la verità sepolta. Almeno fino ad ora.
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