domenica 8 settembre 2013

Settembre.

Seduta in cima al trentatré-esimo gradino Viola pensava allo smisurato fascino esercitato su di lei da Settembre. Si conoscevano ormai da ventitré estati e quel sentimento tra loro non era mai cambiato. Il guaio- pensò Viola- è che Settembre era bello. Non di quella bellezza vistosa di cui era solito ricoprirsi Maggio, eccedendo con fiocchi di luce, fiori e colori. A lei non piaceva quell'esplosione di estrosità. 
Settembre era piuttosto la bellezza delle piccole cose, la nostalgia del tempo passato, un uomo dagli occhi stanchi e una sigaretta tra le mani. Appoggiata allo stipite della sua dimora, Viola, sul calar della sera, lo osservava muoversi in silenzio. Lui si tingeva di rosso, imbarazzato da quegli sguardi furtivi, e stendeva su di lei una brezza leggera per soffiar via i pensieri. 
Soffiava sui tramonti e sulle mani sporche di sabbia, sulle gambe scoperte, sul blu del mare. 
Soffiava sugli sguardi fugaci di due occhi grandi ritrovati, sulle birre bevute, sui gelati mangiati. 
Soffiava sui libri apparentemente dimenticati, sulle frasi appuntate sul diario rosso, sulla leggerezza del cuore, sui baci rubati.
E Viola restava lì, con gli occhi sognanti e un sorriso dolceamaro, a farsi coprire d'ignoto e di nuove promesse che Settembre non avrebbe rispettato. 

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