lunedì 16 settembre 2013

Alice nel paese delle Merevoglie - 99

Alice sapeva che se avesse mangiato quel fungo, si sarebbe rimpicciolita, ma lo mangiò.

Tutti intorno a lei ballavano quindi provava a dimenarsi in modo aggressivo, c'era buio pesto e la musica alta faceva vibrare i timpani- Di tanto in tanto qualcuno le stringeva le natiche cercando una profonda eccitazione in un gesto poco sensuale.
Alice si concedeva a tutti e si concesse anche quella notte, sopra un lavello sporco di mascara e vomito. Una puzza di piscio ancora caldo saliva dal gabinetto accanto.
Aveva le mani intorno a delle spalle larghe di quell'uomo di cui non conosceva il nome e sussultava ogni volta che lui contraeva i lombi. Forse voleva un figlio, Alice, ma non sarebbe arrivato in questo contesto. 
Non avrebbe baciato il ragazzo che la stava possedendo perché le faceva schifo baciare senza amore; qualcuno guardava da lontano con il sesso visibilmente eccitato e ad Alice non importava per nulla. Per sfida, guardava l'osservatore e inarcava la schiena per procurarsi un piacere più profondo. Poi gemette sussurrando.

Si svegliò in un letto che non era suo, scorse la sua sciarpa di lana verde e tornò di corsa a casa, non sapeva se quel ricordo notturno e sfocato si riferisse a un sogno. 
A volte odiava finire nel Paese delle Merevoglie.
Alice era sicura che non avrebbe più fatto uso di droghe o funghi allucinogeni. 
E così fu.

domenica 15 settembre 2013

Uno sguardo... nel passato.

Era il pomeriggio di una calda giornata d'estate. I bambini in cortile giocavano tra loro abbastanza rumorosamente, mettendo in scena un musical improvvisato, cantando a memoria le parole di alcuni brani di un celebre film di animazione di quell'anno, discutendo su chi dovesse far cosa, sul come, e sul perchè. C'era anche a chi, di tutto quel trambusto, non importava assolutamente nulla e se ne stava per i fatti suoi a giocare con la bici. All'improvviso, come se qualcuno avesse ordinato loro di smettere immediatamente di fare ciò che stavano facendo, calò il silenzio. In lontananza, il suono degli zoccoli di un cavallo che si avvicinava lentamente, aveva richiamato l'attenzione di tutti quanti. Uno dei bambini uscì immediatamente per strada, rientrando poco dopo ad avvisare gli altri. <<È arrivato!>> si mise ad urlare. Nessuno aveva detto loro niente, eppure ognuno di essi sapeva benissimo cosa era necessario fare in quel momento. Due di loro, quasi litigando per chi dovesse farlo, aprirono il cancello grande che dal cortile si affacciava sulla strada, mentre l'uomo che si accompagnava al cavallo era sempre più vicino. Bastarono pochi secondi e tutti quanti i bambini attendevano l'uomo che tornava dalla campagna, schierati in due file disordinate, a destra e a sinistra. L'uomo entrò lentamente nel cortile. Con la mano destra teneva le redini del cavallo, e precedeva il passo ritmato del cavallo. Era stanco, ma quando vide i suoi bambini che lo aspettavano, regalò a tutti quanti un bel sorriso ed un bacio. Non disse nulla. Era un uomo abbastanza silenzioso, ma i bambini erano contenti lo stesso per il semplice fatto che lui fosse lì con loro. Lo aiutarono a dare da bere e da mangiare al cavallo, a togliere la sella e a scaricare quanto di buono la terra aveva prodotto in quella giornata: un po' di verdure ed un po' di frutta, roba semplice. Infine lo aiutarono anche a riportare il cavallo nella stalla, osservando tra le assi di legno del recinto. L'uomo uscì dalla stalla, chiuse la porta dietro di sè ed entrò in casa, attraversando un breve tratto del cortile. Ed i bambini? Tornarono a fare ciò che stavano facendo pochi minuti prima, come se nulla fosse successo.

Bastarono pochi attimi a Mongoose. Un semplice sguardo ad un uomo anziano che attraversava la strada, curvo, sotto il peso degli anni. Pochi attimi per rivedersi bambino all'età di sette/otto anni, nel cortile di casa. Pochi attimi per rivedere in quell'uomo i tratti di suo nonno. Pochi attimi per ricordare la voce di suo nonno che gli diceva: <<Lo sai fare il rumore del cavallo? Te lo insegno io..>>

martedì 10 settembre 2013

Uomo vs Natura cap.3 - Una fine ingloriosa

Jared amava volare. Lo faceva fin da quando era giovane, come suo padre e suo nonno prima di lui.  Amava tutto del volo...la sensazione di essere schiacciato indietro durante il decollo, la libertà del volo,la precisione degli atterraggi. Soprattutto amava il rischio, l'ebbrezza della picchiata, la pazzia dei giri drlla morte.
Un giorno del 39 il suo popolo dichiarò guerra a un popolo vicino. I motivi della guerra erano i soliti, quelli che tutti ipotizzavano e nessuno conosceva. Dopo diverse battaglie e innumerevoli morti si combattè finalmente l'ultimo atto del conflitto, quello del tutto o niente. Sarebbe stata una battaglia aerea. Jared fu il migliore. Voló, planò, andó in picchiata. Abbattè decine di nemici e i suoi vinsero la battaglia e la guerra...
Poi sentirono un boato e un aereo li prese in pieno. Della prima compagnia di piccioni rimase solo qualche piuma.

domenica 8 settembre 2013

Settembre.

Seduta in cima al trentatré-esimo gradino Viola pensava allo smisurato fascino esercitato su di lei da Settembre. Si conoscevano ormai da ventitré estati e quel sentimento tra loro non era mai cambiato. Il guaio- pensò Viola- è che Settembre era bello. Non di quella bellezza vistosa di cui era solito ricoprirsi Maggio, eccedendo con fiocchi di luce, fiori e colori. A lei non piaceva quell'esplosione di estrosità. 
Settembre era piuttosto la bellezza delle piccole cose, la nostalgia del tempo passato, un uomo dagli occhi stanchi e una sigaretta tra le mani. Appoggiata allo stipite della sua dimora, Viola, sul calar della sera, lo osservava muoversi in silenzio. Lui si tingeva di rosso, imbarazzato da quegli sguardi furtivi, e stendeva su di lei una brezza leggera per soffiar via i pensieri. 
Soffiava sui tramonti e sulle mani sporche di sabbia, sulle gambe scoperte, sul blu del mare. 
Soffiava sugli sguardi fugaci di due occhi grandi ritrovati, sulle birre bevute, sui gelati mangiati. 
Soffiava sui libri apparentemente dimenticati, sulle frasi appuntate sul diario rosso, sulla leggerezza del cuore, sui baci rubati.
E Viola restava lì, con gli occhi sognanti e un sorriso dolceamaro, a farsi coprire d'ignoto e di nuove promesse che Settembre non avrebbe rispettato. 

mercoledì 4 settembre 2013

Alice nel paese delle Merevoglie - 100

Alice quel giorno restò al letto.
Non si alzò, non mangiò, non si lavò e nemmeno - immaginando la cosa (quasi) più ovvia da fare a letto - dormì.

Si concentrò invece sulle sue voglie.
A partire dal desiderio di far colazione a letto (ma a servirla non era il coniglio), per finire con quello di essere strattonata per bene quando si catapultava con la mente nel Paese delle Merevoglie.

Quando finiva là, si intrecciavano odori aspri di sudore e umori, si sentiva sfiorata da almeno quattro mani in tutto il corpo, violentemente stringevano il suo seno, i suoi fianchi e la sua schiena.
Di colpo si ritrovava rannicchiata in posizione fetale mentre tutto intorno a lei era umido. Era l'utero di sua madre. Poi qualcuno la avvolgeva e sentiva il calore della pelle che sfrega, poi sentiva il turgore del membro di un uomo possente.D'un tratto si ritrovava in una stanza con le pareti bianche piena di cuscini bianchi. E anche lei era bianca quand'ecco che il mistero della vita si compiva tra le sue gambe e una goccia calda di sangue rosso scendeva tra le sue cosce semiaperte.


Poi qualcuno la strattonò. 
Era vogliosa di strattoni. Era di nuovo a letto.

eriseD stra ehru oyt ube cafru oyt on wohsI

Tutte le mattine Moongose apre gli occhi (menomale!), si stiracchia un po' a letto, sbadiglia, si gira su un fianco, maledice la sveglia, richiude gli occhi e, se non si riaddormenta e supera il trauma del mettersi in posizione verticale, il prossimo passo obbligatorio è una visita al bagno. Ma prima ancora di espletare i suoi bisogni fisiologici mattutini si sofferma qualche minuto davanti un oggetto comune, messo lì come complemento d'arredo della sala da bagno: lo specchio.

Si avvicina, con gli occhi ancora semichiusi, cercando di mettere a fuoco la sua immagine. Non si spaventa, ormai è abituato a vedere quella faccia tutte le mattine da quando ha raggiunto l'altezza minima per specchiarsi da solo.

- <<Ciao Mongoose..ti sei svegliato finalmente..era anche l'ora!>> - <<Ma stai zitto e non rompere...sto morendo di sonno>>. - <<Peggio per te che vai a letto tardi la sera... e poi la mattina vieni qui a lamentarti!>>.

Per sommi capi è questo, più o meno, il dialogo quotidiano tra Mongoose ed il "Mongoose Specchio" poco dopo essersi svegliato. Ci sono giorni in cui, però, ciò non avviene. Quello che si svolge è un dialogo tra il Mongoose reale ed il "Mongoose interiore". Un dialogo in cui la mente viaggia, cerca di scrutare il futuro, e si pone degli interrogativi.

Mongoose abbassa la testa, apre il rubinetto e sciacqua la faccia, prende l'asciugamano e si guarda allo specchio. Nuovamente. Si avvicina e scruta i suoi occhi marroni.

"Eccomi qua. Qualche segno sulla pelle e qualche capello bianco in più. Cosa ho fatto fino ad ora? Cosa ho concluso nella vita? Ho perso ogni possibilità di vedere realizzati i miei sogni...o c'è ancora un briciolo di speranza? E pensare che a quest'ora potrei essere già laureato, potrei trovarmi in qualche città del mondo a vivere la mia vita, ad essere indipendente. Ed invece? Eccomi qui...in attesa. Ma di cosa? Mongoose, devi darti una mossa!! DEVI!! Ti stai fossilizzando qui, e non puoi permettertelo. Non è ciò che desideri nel profondo del tuo cuore!!" Resta in silenzio, in attesa, quasi come se lo specchio dovesse magicamente attivarsi e dargli le risposte che cerca. Poi scuote la testa e sorride. <<Non è lo Specchio delle Brame, questo...è un normalissimo specchio, idiota!>>

Rimette a posto l'asciugamano, sorride ed esce dal bagno, pronto per affrontare una nuova giornata. Ed il "Mongoose Specchio"? Lo rivedrà la mattina seguente...

martedì 3 settembre 2013

Gli uomini e gli ulivi

Un bambino chiese al papà: <<Per quanto tempo ancora i papà faranno figli, i figli altri figli e i figli dei figli altri figli?>>
Il papà rifletté un istante poi rispose: << figliolo vedi quest’ulivo? Ha fatto il frutto. Ed il frutto, dopo la sua esistenza, darà alla luce altri frutti. E questi frutti daranno alla luce altri frutti ripetendo all’infinito il prevedibile miracolo della vita>>. Vedendo ancora il figlio un po’ perplesso poi aggiunse: <<il ciclo continuerà finché possibili saranno le circostanze: la generosità della pioggia, il calore del Sole, il nutrimento della terra e l’impalpabile vento. Allo stesso modo funziona per noi umani. Di tante cose si necessita, ma solo una è la cosa che conta: l’Amore>>.
Il bambino felice prima di allontanarsi dal padre si voltò e disse: << ma allora papà è l’amore a governare il mondo e a permettere che la vita sia in vita>>. Il bambino non si aspettava risposta, la conosceva già e mentre si allontanava correndo il papà tra sé (e i se dei “grandi”) pensò: “l’amore non governa il mondo. Piuttosto è l’orgoglio a reggere lo scettro e l’amore (quello per sè) a portare la corona. Il resto tutte favole”.

E l’ulivo verde continuò a generare ulivi verdi. E l’ulivo nero continuò a generare ulivi neri.  


La mamma e i figli (segue)

…..Sonia vide uno strano uovo rotto che faceva pigolii.  “Le uova rotte non fanno pigolii” pensò, “a meno che….a meno che dentro non ci sia un pulcino!”. Con tanta voglia di gettare a terra la prigione del piccolo Pio Sonia si diresse alla luce per guardare meglio. Stava per rompere ciò che rimaneva del guscio quando Giulio la fermò. <<NO! Deve riuscire ad uscire con le sole sue forze, è la natura!>>. Faceva freddo e Sonia sapeva che il caldo era necessario per mantenere in vita il piccolo. Iniziò a tenerlo stretto a sé, contro il suo seno, e trovato un posto caldo aspettarono. Entrambi con amore si guardavano e guardavano il piccolo che tentava la nascita incolume. Nell’attesa forte era la tentazione di sostituirsi alla natura, di spaccare quel fragile guscio per gli umani, ma freddo cemento per un pulcino. Sonia si chiese se mai un giorno sarebbe riuscita a far scorrere la natura per far crescere i suoi piccoli nella totale libertà permessa. Cercò la risposta, non fu immediata. I minuti passavano veloci ma ahimè lenta era la venuta al mondo. Così, nell’impossibilità di prolungare la veglia fino al mattino, Sonia si diede un orario: <<alle 2.30 andrò a casa>>. Giulio non diede risposta, ma annuiva col cuore alle esigenze di Sonia. 1.40 e il pulcino non accennava a venire alla luce. A poco servivano gli incitamenti degli umani, ma più tardi qualcosa accadde. Forte e temerario Pio si decise a nascere. A poco a poco la testa uscì totalmente dal guscio e fu allora che Sonia si accorse con sorpresa che il naso era naso, ed il puntino che vedeva nel naso non era l’occhio. Quest’ultimo uscì grande e vittorioso e scrutava imperterrito sonia. Tutto il corpicino fragile e bagnato era ancora dentro, ma dopo la testa non ci volle  molto a vederlo scorrazzare impacciato nei suoi primi minuti di vita. In un trionfo di pigolii pio nacque: erano le 2.30.

…..    

Uomo vs Natura cap.2 - Giustizia sommaria

Jack aveva 14 anni quando accadde l'impensabile...due uomini vestiti di nero e a volto coperto erano entrati a casa sua armati e pronti a chissà quale misfatto. Lui, nonostante l'età era già fatto e cresciuto e non si spaventava certo di qualche intruso. In altre occasioni aveva già affrontato tipo del genere con strane macchine fotografiche e attrezzature all'avanguardia per azioni di spionaggio degne dei migliori film d'azione. ..questa volta però aveva reagito ed era riuscito ad avere la meglio sui suoi avversari. A modo suo, ovviamente.  Non avendo un'arma aveva reagito con spintoni e qualche morso. Gli intrusi erano stati battuti. Jack era felice. Poi, all'improvviso, altri uomini entrarono in casa sua. Pensava che venissero per i due uomini in nero, ma a venir catturato e legato fu lui stesso...Fu trascinato in una cella in attesa del suo destino. Giá si vedeva con la palla di ferro serrata e una museruola alla hannibal lecter. Si sbagliava...la pena per gli squali che mordono i sub è la morte.

La Mamma e i figli

La specie umana è tra le specie esistenti la più strana e bizzarra. Infatti gli umani si riuniscono in massa nelle piazze, negli stadi, nelle arene per sentire cantare uno di loro. Nessun’altra specie potrà mai capire l’azione di tale gesto. Per capire il comportamento di noi umani dovrebbero prima capire, provare, assaporare le Emozioni. Per il resto il comportamento umano è paragonabile a quello animale, gesti compiuti per bisogni fisiologici, la caccia, la lotta per il territorio, l’istinto procreativo.
Proprio l’istinto procreativo insito in ogni specie vivente aveva sempre attratto Giulio. Quella FORZA DELLA NATURA che avrebbe spinto ogni adulto a dare la vita pur di tramandare i propri geni. Questo istinto talmente forte che si era impossessato anche delle emozioni umane, che riguardo la procreazione, nei secoli, avevano costruito castelli su castelli rendendo quasi innaturale il gesto procreativo. Per gli animali la storia è ben diversa, seguono l’istinto e vanno avanti senza remore religiose o sociali.

Giulio amava osservare il comportamento degli animali, aveva avuto cani, gatti, cocorite, tartarughe. Adesso sotto il suo occhio vigile c’erano gallo e galline. I polli si sa non brillan per genio, ma una gallina aveva lasciato senza parole il povero Giulio. Un pomeriggio di mezza estate, Giulio come al solito si diresse in campagna per nutrire gli animali della sua piccola fattoria. Giunto nel pollaio notò che una gallina era letteralmente scomparsa, Giulio non riuscì a trovarla. Amareggiato tornò a casa promettendosi che non si sarebbe dato per vinto. L’indomani pomeriggio iniziò la ricerca per tutta la campagna, e con sua grande sorpresa trovò la gallina nascosta tra i cespugli che covava ben 17 uova. L’aspirante mamma non si fece avvicinare da nessuno per i restanti giorni di cova, non si alzava nemmeno per i propri bisogni fisiologici. L’istinto procreativo le diceva che non doveva abbandonare le sue uova. Trascorsi i famosi 21 giorni di cova, Giulio non sentiva pigolii, pensò che la cova fosse andata a male e voleva togliere le uova. Da parte sua la gallina non demordeva e continuava imperterrita a covare, così Giulio lasciò che la natura facesse il suo corso. L’impegno della gallina venne premiato con la nascita di tre splendidi pulcini che riempivano di pigolii l’intera campagna. Mamma gallina continuava a covare pur badando i nuovi nati. La sera successiva Giulio portò Sonia in campagna, che entusiasta di vedere i pulcini si diresse immediatamente, armata di torcia, verso la chioccia con i pulcini. Non appena illuminò il pollaio rimase di stucco per ciò che vide…..

19 giorni 8 ore e 7 minuti

Mancano ancora 19 giorni, 8 ore e 7 minuti all'arrivo dell'autunno ma per Saraa l'estate è già finita.
Lei adora i pomeriggi al mare -e per mare si intende proprio in acqua-, le cene in terrazza, i tramonti in spiaggia, le serate in giro... ma più di tutto Saraa adora passare il tempo con i suoi amici e il suo amato Abriano.
Ora pero' Saraa si sente come un bimbo a cui hanno rubato le caramelle.
È triste :-(
Ama davvero il suo lavoro anche se le prende molto tempo e sa che i suoi amici e il suo amore ci saranno sempre per lei seppur lontani... ma le dispiace proprio tanto vederli andare via... loro in città e lei sola in paese. Le mancheranno tantissimo!
Ovviamente troverà un modo per far passare il tempo ma niente sarà come una lunga chiacchierata con Sonia... una lite con Therese... o come le ore passate con Abriano.
Saraa sa che loro non vanno a giocare quindi cerca di non farglielo notare. Li aspetterà pero' ogni venerdì con un mega sorriro sulle labbra e con tanta voglia di coccolarli un po'. Loro forse neanche lo noteranno ma spupazzarseli sarà la sua missione settimanale quando potrà e anche se per poche ore.
Si, manca ancora qualche giorno all'equinozio d'autunno ma per Saraa l'estate è finita con la domanda 《 Quando andate via?》

domenica 1 settembre 2013

Le grandi e le piccole cose (segue)

Il malditesta avanzava. Il puntatore lì a lampeggiare ma le pagine non si arricchivano: bianche come la luna fissavano il triste viso di sonia. Mille cose per la testa, zero nei fatti. A consolarla erano altri interessi. Passeggiate, incontri, chiacchierate, scoperte. Peccato che il tutto avveniva in rete! Seduta in una immaginaria poltrona da teatro osservava compiacente l’intrattenimento virtuale. Mancavano solo gli applausi, il pagamento del biglietto, la condivisione con gli amici, la presa d’aria fresca, lo spostamento in auto, l’aperitivo, i commenti finali, il rinfresco, la ricerca del parcheggio, gli insulti dei parcheggiatori, le avances degli addetti, il fumo di sigaretta, la noia, il pensare “ma quando finisce?”, lo stress del mattino seguente, gli incontri spiacevoli, la ricerca dell’acqua ed infine la richiesta del bis. Per il resto era come stare a teatro! “Una piccola pausa e mi rimetto a lavoro” pensava Sonia. E intanto il tempo egoista trascorreva. Il tempo passato è passato e la noia sempre più vorace diventava. Uno strano giorno soddisfatta del lavoro Sonia decise di pensare un po’ per sé. “Che bello posso navigare senza pensieri finalmente” era il suo pensiero muto! La dinamicità dell’orologio fece scorrere i minuti. E proprio quando il cinque si trasformò in sei, Sonia sussultò. In fretta si diresse in bagno, rispose al telefono, si lavò i denti e scappò di casa bofonchiando qualcosa ai suoi. Erano le 21.36 minuti e Sonia era in ritardo per la riunione. Prima di rispondere al telefono si chiese cosa doveva rispondere. Dopo gli insostenibili insulti di Therese per i precedenti ritardi, angosciante era l’idea di un rimprovero al telefono. Dubitò ma alla fine decise. Rispose al telefono facendo credere allo sfortunato interlocutore di stare dormendo a causa di un malditesta insopportabile che non la lasciava in pace. E meno male che il mal di testa l’aveva davvero, altrimenti sarebbe stato difficile nascondere, una volta giunta all’appuntamento, la verità sepolta. Almeno fino ad ora.  

Le grandi e le piccole cose

Sonia non credeva ancora che era quasi tutto finito, che mancava solo quell'evento formale che suggella lo sposalizio tra l'uomo e gli studi per poter raggiungere il traguardo tanto agognato. La donna e gli studi in questo caso.
Sicuramente non era questo lo sposalizio che desiderava più di ogni altra cosa, ma questa è un'altra storia e forse la racconterò un'altra volta. 
"Sono arrivata a pagina 48!", esclamò una sera con entusiasmo, lo disse per far gioire i suoi amici eppure quando lo diceva era lei la più felice, lo diceva anche a voce alta, con gli occhi al cielo e le mani come gli sportivi sul podio,chiuse l'una sull'altra e dirette verso l'alto, così da rendersi conto quanto fosse stata tenace nell'affrontare la sfida più lunga della sua vita, probabilmente anche la più difficile. 
E si, tutti erano contenti per lei. Chissà se lo percepiva! 
Certo non era stato facile, in più si parlava spesso male del percorso di studi. Giulio poi, era quasi sempre triste quando prendevano questo argomento.

Il tempo però non si sarebbe fermato a causa dei malumori quindi Sonia andò a sbrigare le ultime pratiche burocratiche che riguardavano l'università. 
Allo stesso tempo non sapeva cosa sarebbe successo dopo il grande evento, avrebbe continuato a studiare ma non ci pensava molto: intanto si sarebbe concentrata sul presente. Poi le novità dell'autunno non riguardavano solo questo. Aveva cambiato casa:"Già mi sono abituata!" disse una sera a Therese.

Così i giorni scorrevano e incominciava a sentire il peso della tensione, passava molte ore al computer tanto che una sera a causa di un fastidioso mal di testa si addormentò che era tramontato da poco. La suoneria del telefono la svegliò:"Pronto?", rispose di malavoglia senza pensare. La chiamavano per una riunione che aveva completamente dimenticato. "Che palle!" pensò tra sé e sé però poi il senso del dovere prevalse, decise di alzarsi e ancora frastornata uscì di casa. Non fu poi così male come idea, perché per svogliatezza o per chissà quale altra circostanza il mal di testa si dimenticò di lei. E lei di lui.
Tutto sommato era contenta di come andavano le cose, degli specchi e della tesi che pian piano prendeva forma. Era contenta di non essersi abbronzata troppo durante l'estate e delle belle notizie che riguardavano la sua famiglia, dei primi compleanni e di tante piccole cose. 
In fondo c'era molto intorno a lei che la faceva felice.

sabato 31 agosto 2013

L'angoscia dell'incertezza

Arrivó come un fulmine a ciel sereno la notizia che Raffaella Carrá non aveva mai inciso nè tanto meno cantato in pubblico la canzone "Maracaibo", che essa invece era stata scritta e interpretata dalla carneade "Lu Colombo", e che l'irascibile Miguel in origine si chiamava Fidel (indovinate quale)... Se una certezza così consolidata può cadere in maniera tanto improvvisa niente di quello che esiste si può considerare eterno... Abriamo si trovó definitivamente d'accordo con Karl Popper...una teoria è valida finché non viene falsificata...l'incertezza governava il mondo.

Amor ch' a nullo amato amar perdona/ non ditelo ai peperoni.

A Viola, da vera intenditrice paranoica malinco-romantica, l'atmosfera notturna era sempre piaciuta. Soprattutto d'estate. Le stelle, la brezza leggera, il canto delle cicale, la vecchia sdraio verde in giardino-testimone dei suoi svariati cambi di umore- , il silenzio del quartiere, scrivere messaggi pieni di pathos che puntualmente la mattina dopo suonavano sempre così ridicoli, leggere fino a prendere sonno, guidare per strade deserte in compagnia di buona musica, lasciarsi cullare dal silenzio e trovare riposo dalle fatiche del giorno.
Ma se è vero che amava tutto questo, c'era l'effetto collaterale che Viola detestava: l'insonnia. 
Insonnia voleva dire passare sette ore fissando un punto impreciso del soffitto.
Insonnia voleva dire astrusi giri di pensieri che non portavano da nessuna parte.
Insonnia voleva dire emicrania al mattino.
Insonnia voleva dire alzarsi l'indomani con la furia omicida verso il/la primo/a mal capitato/a che aveva avuto la sfortuna di incrociarla sulle scale.
Quella mattina tutto questo si era concretizzato.
“Buongiorno amore!” aveva esordito sua madre Tina sfoggiando uno dei migliori sorrisi da manuale del buon umore.
Viola si era limitata ad uno sguardo assassino e ad un grugnito. “Ho bisogno di un caffè. E di un digestivo.” Tina l'aveva guardata con aria interrogativa: due occhiaie profonde solcavano il viso di Viola. Poi, si era aperto sul suo volto un sorriso di scherno e un'illuminazione: “I peperoni!”.
“Esattamente. Quei maledetti bastardi.”

I peperoni avevano intrapreso da anni una guerra contro Viola. Era sicura che tutto quello fosse frutto di un complotto organizzato dalla Regina Verdura. Nelle sue fantasie di bambina, Viola immaginava la Regina Verdura come un enorme cavolfiore con uno scettro di carciofo e un mantello di peperone. “Tu, piccola insolente, mangerai peperoni con dolore!”
Il motivo di questa faida tra specie nasceva dall'odio profondo di Viola per qualsiasi verdura verde. Sì, verd-ura verde. Perchè quella colorata in realtà le piaceva. Forse era un problema di accozzamento di colori. Il verde col Viola non c'entrava un bel niente. E poi erano entrambi colori con la V [vù] : c'era di mezzo decisamente troppa competizione.
Così il suo cuore aveva trovato consolazione nella ross-ura e nella giall-ura . Ed in modo particolare nei peperoni. Viola li amava. Riusciva ad accettare anche il fatto che qualcuno di loro fosse schifosamente verde. Li amava incondizionatamente. Ma c'era un problema: loro non l'amavano affatto. Anzi, agivano contro di lei incitati dalla Regina Verdura. E non c'era proprio niente da fare. Viola intavolava corteggiamenti espliciti, li vestiva di aceto balsamico e olive (roba che qualsiasi carciofo, al loro posto, avrebbe invidiato), li lodava e li coccolava con amore. Ma essi mostravano affabilità e gentilezza per poi torturarla senza alcuna pietà nelle ore successive. Organizzavano rave-party nello stomaco di Viola, ballando e fumando fino a tarda notte.
Quest'ultimo era stato un litigio furioso. “Vi prego, basta!” li aveva scongiurati Viola alle 4.32 del mattino. “Spegnete quella maledetta musica!” gridavano le interiora, disturbate da quel frastuono. Ma i peperoni non ne volevano sapere di smettere. Intorno alle 6 erano intervenuti i succhi gastrici che non sopportavano più tutto quel casino. “La festa è finita” - e li avevano acquietati.
Alle 9.04 qualche peperone sopravvissuto era tornato a passeggiare tra i resti del rave-party.
“Vi ucciderò col bicarbonato senza nessuna pietà”- aveva pensato Viola afferrando e svuotando con rabbia il bicchiere che le aveva passato Tina. “Com'è possibile amare così tanto e ricevere in cambio così tanto odio?” aveva sentenziato con delusione.

Maledetti peperoni.

venerdì 30 agosto 2013

Cronaca di una proposta

Mongoose è sempre stato un tipo aperto alle novità, che ha sempre accolto con entusiasmo. Ma anche con diffidenza. Le novità non lo spaventano, anzi! Lo stimolano ad andare avanti. Lo stimolano a crescere, a maturare. A vivere.

Dicevo, per tornare al discorso iniziale, che Mongoose ha sempre accolto le novità con entusiasmo, ed alla proposta di scrivere in un blog non ha potuto fare altro che accettare senza pensarci nemmeno mezza volta. Scrivere gli è sempre piaciuto e gli è sempre riuscito discretamente bene, contrariamente da quello che pensavano le sue insegnanti di Italiano del liceo (due capre ignoranti). Anni fa aveva anche provato a scrivere un romanzo fantasy. Idea messa da parte, momentaneamente, ma non del tutto abbandonata.
Mongoose è un tipo abbastanza silenzioso, taciturno, che apre bocca in pochissime occasioni e solo se strettamente necessario. Timidezza? Anche. Sarebbe capace di starsene zitto in silenzio per ore senza che la cosa lo scomponga minimamente. A sopperire a questa mancanza di loquacità, però, c'è la capacità di sapere ascoltare.
Sostanzialmente è un tipo silenzioso, però...dategli un pezzo di carta e una penna, oppure un pc con una tastiera che le cose cambiano radicalmente. Da taciturno e timido diventa più loquace e "sfacciato", dispensando parole, consigli e battute a destra e a manca. Un po' quasi come un fiume uscito fuori dai suoi argini che non sa dove inondare prima. Ma parliamo di cose più serie. Come è arrivato Mongoose a scrivere su un blog?

Era una sera di qualche giorno fa che il suo cellulare si mise a squillare. Al telefono era Saraa. <<Avranno dimenticato qualcosa qui..>> pensò Mongoose. In effetti qualcosa l'avevano dimenticata. <<Mongoose, ci siamo dimenticati di dirti che vogliamo aprire un blog e scriverci tutti insieme..vuoi partecipare anche tu?>>. Seguirono una serie di parole di cui Mongoose non capì il senso all'inizio, ma una volta afferrato il concetto la sua risposta fu rapida e sicura. <<Sì..ci sto!>>. Anche se ancora non aveva ben capito cosa doveva fare esattamente. Poggiò il cellulare sulla scrivania e sorrise tra sè. Finalmente aveva la possibilità di raccontarsi al mondo. Finalmente aveva trovato un modo per sentirsi meno "prigioniero" della Villa in cui viveva da qualche anno. Finalmente aveva trovato un modo per stare più vicino ai suoi amici. Finalmente! Passarono pochi istanti prima che il suo cervello andasse in tilt a causa delle troppe domande che si stava già ponendo. <<Cosa scrivere? Questo potrebbe andare bene? Forse è poco serio. Forse è una cavolata>>. Sono solo alcune delle cose che gli passarono per la testa. Poi andò a letto. Per quella giornata aveva già faticato abbastanza.

La giornata seguente passò in trepidante attesa di conoscere il nuovo blog, il filo rosso che avrebbe reso ancora più forte il legame tra sei persone diverse,  di vederlo con i suoi occhi, di poterci scrivere sopra, un posto dove poter lasciare una parte di sè. Un po' come un Horcrux, harrypotterianamente parlando.
La sera il suo cellulare squillò di nuovo. Questa volta era Therese, ma dal numero di Abriano. Bastarono pochi minuti perchè Mongoose, sotto la guida di Therese, potesse entrare a far parte del blog a tutti gli effetti. Sorrise nuovamente tra sè e, nuovamente, le stesse domande della sera precedente tornarono ad affollare il suo cervello. La partita era appena cominciata. Non restava che giocarla fino in fondo adesso. Non importa se bene o male, ma l'importante era giocarla. Era dentro e non poteva tirarsi indietro.
<<Se vuoi puoi essere il primo a scrivere>> scrisse Saraa tramite un sms, anche se le parole esatte furono: <<Se lo vuoi sbagnare..>>. Ma il senso è quello. <<Non sono ispirato!>> si limitò a rispondere Mongoose.

Passò un altro giorno. Qualcuno aveva già scritto qualcosa, mentre Mongoose ancora restava in silenzio, disteso a letto, a riflettere. Fu la mattina seguente che qualcosa cominciò a smuoversi. Forse ispirato dall'odore di frittura che saliva dal piano di sotto, o forse dalla pioggia che aveva contribuito a creare l'atmosfera giusta. Ma fu Sonia a dare l'input finale. <<Non hai ancora scritto nulla? Lo abbiamo già fatto tutti!>>. E così Mongoose si mise al pc e cominciò a scrivere, cancellare, riscrivere, correggere, aggiustare, ricancellare, aggiungere. Una parola dietro l'altra. Fino a quando bastarono due tasti ed un click del mouse (connessione tramite cellulare permettendo) per lasciare la sua impronta.

Saraa contro i mulini a vento

Saraa sa perfettamente di essere una testona che più testona non si può! 
Ieri ad esempio era fuori per la solita passeggiatina serale insieme al suo solito gruppo di amici e parlando con Therese ha scoperto un nuovo modo di vedere le cose... beh Saraa è proprio una testa dura...

Lettino Montessori???!!! E che è??? Un materasso buttato a terra???
Dopo una luuuungaaaaa e animata discussione Saraa inizia a pensare che Therese è pazza :-) 
Allora anche se è tardi arrivata a casa ,e nel cuore della notte, Saraa invece di dormire si mette al pc... cerca cerca e ricerca. 
"Beh non è proprio male sta storia del lettino montessori!" anzi è proprio un'idea geniale... 
A Saraa piace tutto quello che si può ideare, cambiare e personalizzare... sembra proprio una cosa che fa per lei... 
Allora stamattina Saraa si è svegliata e si è chiesta perché ha reagito così male ieri sera... beh è semplice Saraa a volte è come Don Chisciotte che combatteva come i mulini a vento! Una partita persa in partenza con se stessa.
Grazie testona di una Therese ♡♥♡

giovedì 29 agosto 2013

Uomo vs Natura. Cap.1 - Incontri ravvicinati del terzo tipo

Un bel giorno d'estate il piccolo Timmy uscì con suo fratello Jimmy per giocare ai giovani esploratori...una volta fuori dalla sua casetta buia la prima missione fu quella di salire le scale fino al soffitto...l'impresa si dimostró subito ardua per due giovani con gli arti ancora troppo corti per fare certi sforzi.dopo aver scalato la prima rampa Jimmy si voltó soddisfatto verso Timmy, tre scalini piu in basso, ma quello che vide fu la faccia terrorizzata del fratello e subito dopo più niente. ..un enorme zampa lo schiacció senza dargli il tempo dell'ultimo sospiro. Jimmy vide due esseri giganteschi. Uno dei due con una voce terrificante ordinava all'altro qualcosa di incomprensibile e l'altro, nonostante fosse più grande,  obbediva senza indugio...Timmy riuscì a fuggire dopo una corsa a perdi fiato e si rifugió nella sua casa buia...raccontó tutto al suo vecchio nonno che con la sua voce gentile da scarafaggio gli spiegó:sono gli uomini Timmy, una specie infestate.

Baiafelice

Il sole si immergeva lentamente nel mare blu mentre colorava l’orizzonte di rosso. Il tramonto regalava ogni giorno uno spettacolo diverso dal belvedere di Baiafelice, i più anziani si appostavano nelle panchine pensando quante altre volte avrebbero potuto godere di quello spettacolo, le coppiette approfittavano dell’atmosfera romantica per coccolarsi. La maggior parte degli abitanti di Baiafelice passava frettolosamente dal belvedere pensando alle mille faccende da svolgere. Giulio invece quel giorno non voleva correre, era accaldato come tutti, ma lo scirocco Siciliano non lo infastidiva. Era immerso nei suoi pensieri, si sentiva in trappola. Amava il suo paese ma non vi vedeva il suo futuro. Definiva la sua casa come una gabbia d’oro e il suo paese gli sembrava il paese dei balocchi. Rientrando a casa, percorrendo la piazza centrale vide i preparativi per un altro grande evento, chissà quale cantante si sarebbe esibito. Svoltò l’angolo e mentre percorreva la via di casa sua fu invaso dall’odore di frittura proveniente dalla nuova focacce ria, gli venne un po’ di fame e ne fu felice. Salendo le scale udiva la madre e la sorella indaffarate nel preparare la cena, ma l’attenzione di Giulio venne catturata dalla sua immagine riflessa nello specchio. Stava invecchiando senza crescere. Aveva perso gran parte dei capelli  nella sommità del capo, e delle enormi occhiaie contornavano i suoi grandi occhi castani. Nel complesso in viso non era male con lineamenti marcati, labbra carnose e barbetta incolta per compensare la calvizie.
<<Devi darti una mossa o morirai all’università>> disse alla sua immagine riflessa. Ormai la laurea era diventato il suo chiodo fisso, non pensava ad altro che agli esami rimanenti prima del grande traguardo. L’università gli faceva paura sin dal primo giorno, in cui da bambino aveva udito che esisteva una scuola per grandi chiamata università. Quel giorno aveva provato un grande vuoto nello stomaco, e lo provava ancora oggi ogni qualvolta pensava a ciò che doveva studiare.
Voleva finire presto i suoi studi così da poter essere indipendente, così poteva crescere e invecchiare allo stesso tempo.

Decise che il suo destino non sarebbe cambiato quella sera, per cui dopo una bella doccia rinfrescante, indossò un paio di jeans e una polo azzurra, si spruzzò il suo profumo preferito e si diresse dalla sua bella Sonia. L’unica donna al mondo che aveva un effetto calmante su di lui. 

Oltre il muro

Tante volte Saraa si ritrova sola davanti a quel muro bianco... a fissarlo e rimirarlo. Non è l'unico attorno a lei, ce ne sono almeno altri 4... quasi una piccola scatola bianca senza neanche una finestra.
Spesso quei muri stretti e vuoti la rendono triste. Si sente come in prigione... senza vie d'uscita!
Finché tutto il suo rimuginare non viene interrotto da qualcosa... oltre quel muro bianco e sterile Saraa sente un altro mondo... fatto di urla, voci, pianti e canzoni.
E allora quel triste muro, troppo vuoto, diventa un grande tela su cui dipingere e intrecciare mille racconti.

Chissà perché quel bimbo piange?
Chissà di chi è questa voce meravigliosa?
Sarà una mamma che cerca di calmare il suo bambino oppure sarà una giovane piccola donna che vuole coprire i suoi singhiozzi con questa melodia?

Adesso nella stanza Saraa non è più sola, ha intorno tante storie che rendono quel muro bianco un meraviglioso intreccio di vite e di colpo le sue giornate sono un po più leggere e colorate!
Così anche dentro la sua piccola scatola bianca, in apparenza così lontana dal mondo, Saraa sa che ogni giorno è diverso... che non saprà mai quale storia l'aspetta domani OLTRE QUEL MURO.

Dedicato a noi

Era un pomeriggio come tutti gli altri quando Giulio disse della sua idea di scrivere su ciò che sarebbe accaduto nei giorni a seguire, nell'autunno che era alle porte, nell'inverno che sarebbe venuto, negli anni successivi, forse nella vita.

Tutti presero con entusiasmo questa proposta, a dire il vero era una reazione molto frequente alle proposte di Giulio: maschio alfa? Leader del gruppo? Forse; o forse no perché se mai  vi capiterà di chiedergli cosa pensa di essere, vi risponderà che è uno qualunque, senza arte ne parte. Ovvio che non è così, a volte sembra che sia l'unico a non saperlo. Ma non è importante.


Dicevo la proposta, sei persone son difficili da accordare, sui colori, sulle parole, sugli spazi. 
"Non siamo diversi dagli altri, non siamo affiatati più degli altri. Non ci amiamo più degli altri. Il legante tra le persone non è l'amore. Smettela di credere che il legante sia l'amore. È la stima. L'amore viene dopo" pensava Therese.


Si legge negli occhi di Sonia - forse meglio che negli altri occhi, perché i suoi sono un po' trasparenti - la stima che prova nei confronti di Abriano. Così per dirne una. 
Sicuramente ci sono anche i cali, le depressioni, basta non scendere sotto il punto di non ritorno.


Le giornate comunque passavano lente al paesello. E la proposta ha dato una ventata di novità.
Saraa avrebbe agito in notturna, lo confidò una sera. Effettivamente è una persona che non si lascia addormentare dal buio, a volte perché le piace stare sveglia, a volte perché qualcosa la tiene sveglia contro la sua volontà. Era molto propositiva e disponibile a dare una mano. Per la fortuna di tutti. Per non parlare del suo talento nel ricordare le strade.


Therese, a lei mancava solo una cosa, ora la cercava, ora no. Ma le mancava.

Mongoose invece era in città, anche lui accolse la proposta, in fondo era un modo per stare più vicini quando non lo si era.

Questo è dedicato a noi.

La musica è emozione

Un pò di me:
chi ha detto che l'olfatto è il senso che stimola nel modo più efficace i ricordi?si ok, è probabile.. può essere, anzi quasi certamente....CERTAMENTE è cosi. Le motivazioni potrebbero essere scientifiche. Qualcuno potrebbe sostenere che gli stimoli olfattivi  giungono all'ipotalamo senza passare... bla bla bla. E allora perchè è da circa 3 giorni che risuona nella mia mente una stupenda canzone che mi evoca delle sensazioni bellissime? mi rimanda ai profumi, alla gioia che provavo. Un potere così enorme nella consequenzialità di poche note ripetute. Che cosa straordinaria è la musica. Suscita emozioni violente in grado di far piangere, ridere, commuovere e anche infastidire. Gli effetti provocati in noi dalla musica sono dei veri e propri miracoli. Recentemente infatti è stata bandita nelle maratone perchè i suoi effetti ambigui sul cervello umano sono assimilabili a quelli della droga!No!Non potrei vivere senza musica..pertanto Si!La mia dipendenza dalla musica è cosa reale. Eppure immaginiamo il mondo senza musica. E' come guardare un film in modalità "MUTO": On. In questo modo potrei guardare un Film horror senza minimamente cercare di nascondere la paura che lo stesso suscita in me. Viceversa sarei passiva di continue torture cerebrali, imparerei ad imitare perfettamente uno struzzo poco temerario ed infine non guarderei alcun film. 
 La musica suscita emozioni. Rende un pò più umani gli umani.
 La musica è emozione.